Povertà dei trasporti: la situazione italiana
La povertà dei trasporti, termine che definisce una forma di vulnerabilità sociale che si declina nell’incapacità di sostenere i costi del trasporto pubblico o privato e nella mancanza o accesso limitato ai trasporti necessari, è un fenomeno che interessa circa 7 milioni di italiani. Il dato emerge dal primo green paper sull’argomento presentato da Transport Poverty Lab promosso dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, con il supporto di Tper e Nordcom, il patrocinio della Commissione Europea, del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, e la collaborazione tecnica dell’Osservatorio Sharing Mobility e della Fondazione Transform Transport ETS.
Povertà dei trasporti in Italia: la situazione
Secondo lo studio, circa 1,2 milioni di famiglie si trovano contemporaneamente in una condizione di rischio povertà e sostengono costi di mobilità particolarmente elevati. Al tempo stesso, 7,3 milioni di cittadini risiedono in aree caratterizzate da un’offerta di trasporto pubblico insufficiente. Il divario territoriale è marcato, con il Sud fortemente penalizzato.
Il documento identifica 4 macro-tipologie di cittadini interessati da forme di povertà dei trasporti: quelli soggetti alla forma più acuta di esclusione, dove il basso reddito si somma all’assenza di opzioni disponibili di trasporto nel territorio (vulnerabilità assoluta); quelli con risorse personali adeguate, ma penalizzati da un contesto territoriale povero di servizi di mobilità, e che spesso ricorrono, dunque, all’auto privata (vulnerabilità territoriale): quelli inseriti in un territorio ben servito, ma con capacità personali limitate, dovute a barriere economiche, fisiche o sociali (vulnerabilità personale); infine, ci sono i cittadini che dispongono di capacità personali adeguate, in un territorio che offre molteplici opzioni di mobilità efficienti (disponibilità e accessibilità).
A queste criticità il Regolamento Europeo che istituisce il Fondo Sociale per il Clima aggiunge una “vulnerabilità indotta”, che si verifica quando una misura europea ideata per promuovere la mobilità sostenibile impatta economicamente su cittadini e microimprese. Per contrastarla, il Fondo mobilizza circa 85 Miliardi di euro, da utilizzare nel periodo 2026-2032, destinandone 9 all’Italia.
Un decalogo contro la povertà dei trasporti
Dati alla mano, emerge che in Europa più di 25 milioni di residenti non sono in grado di acquistare un’automobile, più di 10 milioni non possono permettersi il trasporto pubblico e quasi 90 milioni non dispongono di un’offerta di trasporto pubblico accessibile. Per far fronte a queste criticità il Regolamento Europeo identifica due macrocategorie di misure su cui gli stati membri dovrebbero investire: facilitare l’accesso a veicoli a zero e a basse emissioni e a una mobilità condivisa e sostenibile.
In particolare, proponendo una prima tassonomia operativa, la Guidance on the Social Climate Plans offre un decalogo di misure per il contrasto alla povertà dei trasporti: sostegno finanziario e incentivi fiscali per l’acquisto diretto di veicoli a basse e zero emissioni, schemi per il noleggio o leasing di veicoli a zero emissioni per i gruppi vulnerabili, investimenti in infrastrutture di ricarica pubbliche intelligenti e bidirezionali a prezzi competitivi, sussidi per l’acquisto o il leasing di veicoli a zero emissioni destinati alle microimprese.
E ancora bonus aggiuntivi per la rottamazione di veicoli diesel e benzina, con la garanzia che non vengano acquistati veicoli sostitutivi inquinanti, promozione dell’uso di biciclette, e-bike, cargo-bike e soluzioni di micromobilità, incentivi all’uso di trasporti pubblici economici e accessibili, sostegno pubblico a servizi on-demand, MaaS e sharing mobility, estensione dell’offerta di trasporto pubblico e di infrastrutture correlate, investimenti in hub di mobilità, per facilitare lo scambio e le connessioni tra trasporto pubblico, mobilità condivisa, ciclismo e camminata nelle aree suburbane, periurbane e rurali.

