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IA e smart city, lo studio del Politecnico di Milano

Il 7% dei Comuni usa l’IA, ma nei servizi pubblici i cittadini temono esclusione e privacy dei dati personali
focus hand of businessman show virtual graphic data connect with AI.Using AI to sucess everything, Futuristic data technology.
25 Maggio 2026 |
Giulia Galliano Sacchetto

L’Osservatorio Smart City del Politecnico di Milano ha analizzato il rapporto tra l’IA, le smart city e le amministrazioni italiane, tracciando un quadro che contiene luci e ombre. Il dato che emerge con forza è che la vera sfida non è tecnologica, ma di sistema. Integrare l’IA nelle città intelligenti significa avere a disposizione capacità inedite e potenti. Per le amministrazioni, quindi, non si tratta più di elaborare dati e restituire analisi, bensì di tradurre autonomamente questi risultati in raccomandazioni operative, decisioni e azioni. Un grande opportunità, dunque, che presenta, però, diverse difficoltà.

IA e smart city, grandi sviluppi ma rimangono i dubbi

L’adozione delle tecnologie digitali nei comuni italiani vede la presenza contemporanea di soluzioni consolidate, come cloud e pagamenti digitali, e di tecnologie meno diffuse. Per esempio, 5G, nel 18% dei comuni, Internet of Things, nell’11%, droni, nel 9%, e digital twin, nel 5%. Tra queste si posiziona anche l’intelligenza artificiale, adottata oggi dal 7% dei comuni italiani, che ha prospettive di crescita ben superiori alle altre tecnologie. Infatti, il 18% degli enti pianifica di adottarla nel 2026 e il 34% dal 2027 in poi. Nel triennio 2023-2025, l’Osservatorio ha mappato 821 progetti pubblici complessivi, di cui quasi il 50% in contesti smart city: per esempio, Milano ha ridotto le perdite nella rete idrica del 10% grazie ad un sistema IA che calcola l’indice di rischio della rottura delle tubazioni e intercetta consumi anomali grazie ai dati degli smart meter.

Come detto, l’altra faccia della medaglia sono le criticità ricorrenti legate soprattutto alla trasparenza e alla partecipazione civica. In tal senso, i cittadini temono l’esclusione digitale dai servizi pubblici basati sull’IA, nel 38% dei casi, e l’uso improprio dei dati personali, nel 36%. Per quanto riguarda i Comuni, invece, le maggiori criticità sono legate a sicurezza, etica nell’uso del dato e carenza di governance. Tutti problemi la cui risoluzione passa necessariamente per le normative, come le linee guida di AgID, redatte in collaborazione con gli Osservatori Digital Innovation.


Giornalista professionista, con alle spalle esperienze in diversi campi, dalla carta stampata al web. Mi piace scrivere di tutto perché credo che le parole siano un’inesauribile fonte di magia.