L’Ocse promuove la Pa digitale italiana
Nel rapporto “Digital Government Outlook 2026: Italy” l’Ocse promuove la Pa digitale italiana, soprattutto per quanto riguarda la capacità di rendere i dati pubblici accessibili di default (senza che il cittadino debba chiederli) e quella di usare i dati per prendere decisioni pubbliche. Un dato positivo, dunque, in un contesto che registra però ancora alcune criticità strutturali, in particolare nel segmento identificato nel rapporto come “Proactiveness”, cioè la capacità di anticipare i bisogni dei cittadini.
Ocse: bene la Pa digitale italiana su accessibilità e competenze
La base su cui poggiano i progressi rilevati dall’Ocse è il principio “once-only”, ovvero una volta sola. In base a questa regola, lo Stato non ha il diritto di chiedere un’informazione o un documento che possiede già in una delle sue tantissime banche dati. Per favorire questo processo l’Italia ha creato la Pdnd, ovvero la Piattaforma digitale nazionale dati. L’Ocse ha lodato l’Italia proprio per questa complessa infrastruttura invisibile che permette a Comuni, Ministeri e Regioni di scambiarsi i dati in tempo reale, in modo del tutto automatico e sicuro, rispettando la privacy.
Affinché una struttura simile funzioni a dovere sono necessarie le giuste competenze. E l’Ocse ha promosso anche gli sforzi dell’Italia nel formare i dipendenti pubblici attraverso una piattaforma di formazione nazionale chiamata Syllabus. L’obiettivo è fare in modo che gli impiegati comunali o i tecnici degli uffici pubblici non siano più sommersi dalle carte, ma diventino dei veri e propri facilitatori digitali. Ciò aiuterà soprattutto chi ha meno confidenza con la tecnologia o non possiede uno smartphone a usare comunque questi nuovi canali digitali.

