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I progressi delle città verso la neutralità climatica

Il quaderno di ASviS fotografa la situazione di Bergamo, Bologna, Firenze, Milano, Padova, Parma, Prato, Roma e Torino
solar energy concept hand group holding light bulb in nature
30 Settembre 2026 |
Giulia Galliano Sacchetto

Nove città italiane che proveranno a raggiungere la neutralità climatica entro il 2030 anziché entro il 2050. Sono Bergamo, Bologna, Firenze, Milano, Padova, Parma, Prato, Roma e Torino, che hanno aderito, tempo fa, alla Missione europea “100 città climaticamente neutrali al 2030”. Cuore di tutta la missione di neutralità climatica sono i Climate city contract, strumenti che superano la logica dei tradizionali piani ambientali per configurarsi come veri e propri patti di corresponsabilità tra istituzioni, imprese e comunità locali. Patti che non nascono da zero, perché la Missione non sostituisce i percorsi già avviati, ma li accelera. Recentemente l’ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) ha pubblicato un quaderno che analizza i progressi compiuti dalle città.

Città e neutralità climatica: a che punto siamo

Dall’analisi di ASviS emerge come tema trasversale a tutte le esperienze quello della governance: la sfida climatica richiede infatti un approccio data-driven, sistemico, ovvero che superi le divisioni in silos, e inclusivo, cioè co-progettato con la cittadinanza. Solo in questo modo è possibile andare oltre alla frammentazione amministrativa e attivare collaborazioni tra livelli istituzionali e attori territoriali.

In questo contesto, la cooperazione tra città e il supporto di programmi europei come NetZeroCities si rivelano fondamentali per condividere conoscenze, superare barriere e accelerare l’attuazione delle politiche. I contributi del quaderno di ASviS evidenziano anche come la collaborazione tra le città e il dialogo con il governo nazionale, attraverso il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, stiano finalmente creando quelle condizioni abilitanti e quei canali di finanziamento necessari a sostenere l’ambizione locale.

Sul piano operativo, le città stanno concentrando gli sforzi su alcuni ambiti chiave: la riqualificazione energetica degli edifici, dal momento che il settore edilizio rappresenta in alcuni casi fino al 76% delle emissioni urbane, le infrastrutture energetiche, come le reti di teleriscaldamento e teleraffrescamento, ancora poco diffuse in Italia ma con ampi margini di crescita, e le Comunità energetiche rinnovabili, che favoriscono modelli distribuiti e partecipativi di produzione e consumo di energia. Emergono anche strumenti innovativi come i One Stop Shop, sportelli integrati pensati per accompagnare cittadini e imprese nei processi di efficientamento energetico, semplificando l’accesso a servizi tecnici e finanziari.

Tra gli elementi innovativi emerge il coinvolgimento diretto dei cittadini attraverso esperienze come l’assemblea cittadina per il clima, che dimostra come la partecipazione possa diventare un fattore abilitante della transizione e che la transizione non può essere solo tecnologica, ma deve essere anche sociale, capace di includere i soggetti più vulnerabili e di distribuire equamente costi e benefici.

La prossima sfida per le città sarà quella di rendere queste innovazioni scalabili, trasformando le sperimentazioni locali in modelli replicabili a livello nazionale ed europeo.


Giornalista professionista, con alle spalle esperienze in diversi campi, dalla carta stampata al web. Mi piace scrivere di tutto perché credo che le parole siano un’inesauribile fonte di magia.