I progressi delle città verso la neutralità climatica
Nove città italiane che proveranno a raggiungere la neutralità climatica entro il 2030 anziché entro il 2050. Sono Bergamo, Bologna, Firenze, Milano, Padova, Parma, Prato, Roma e Torino, che hanno aderito, tempo fa, alla Missione europea “100 città climaticamente neutrali al 2030”. Cuore di tutta la missione di neutralità climatica sono i Climate city contract, strumenti che superano la logica dei tradizionali piani ambientali per configurarsi come veri e propri patti di corresponsabilità tra istituzioni, imprese e comunità locali. Patti che non nascono da zero, perché la Missione non sostituisce i percorsi già avviati, ma li accelera. Recentemente l’ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) ha pubblicato un quaderno che analizza i progressi compiuti dalle città.
Città e neutralità climatica: a che punto siamo
Dall’analisi di ASviS emerge come tema trasversale a tutte le esperienze quello della governance: la sfida climatica richiede infatti un approccio data-driven, sistemico, ovvero che superi le divisioni in silos, e inclusivo, cioè co-progettato con la cittadinanza. Solo in questo modo è possibile andare oltre alla frammentazione amministrativa e attivare collaborazioni tra livelli istituzionali e attori territoriali.
In questo contesto, la cooperazione tra città e il supporto di programmi europei come NetZeroCities si rivelano fondamentali per condividere conoscenze, superare barriere e accelerare l’attuazione delle politiche. I contributi del quaderno di ASviS evidenziano anche come la collaborazione tra le città e il dialogo con il governo nazionale, attraverso il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, stiano finalmente creando quelle condizioni abilitanti e quei canali di finanziamento necessari a sostenere l’ambizione locale.
Sul piano operativo, le città stanno concentrando gli sforzi su alcuni ambiti chiave: la riqualificazione energetica degli edifici, dal momento che il settore edilizio rappresenta in alcuni casi fino al 76% delle emissioni urbane, le infrastrutture energetiche, come le reti di teleriscaldamento e teleraffrescamento, ancora poco diffuse in Italia ma con ampi margini di crescita, e le Comunità energetiche rinnovabili, che favoriscono modelli distribuiti e partecipativi di produzione e consumo di energia. Emergono anche strumenti innovativi come i One Stop Shop, sportelli integrati pensati per accompagnare cittadini e imprese nei processi di efficientamento energetico, semplificando l’accesso a servizi tecnici e finanziari.
Tra gli elementi innovativi emerge il coinvolgimento diretto dei cittadini attraverso esperienze come l’assemblea cittadina per il clima, che dimostra come la partecipazione possa diventare un fattore abilitante della transizione e che la transizione non può essere solo tecnologica, ma deve essere anche sociale, capace di includere i soggetti più vulnerabili e di distribuire equamente costi e benefici.
La prossima sfida per le città sarà quella di rendere queste innovazioni scalabili, trasformando le sperimentazioni locali in modelli replicabili a livello nazionale ed europeo.
Giulia Galliano Sacchetto
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