Decennio digitale 2026, la situazione italiana
La Commissione Europea ha pubblicato il report sullo Stato del Decennio Digitale 2026 che mette in evidenza i progressi compiuti dall’Europa (e dai singoli Paesi) rispetto agli obiettivi di trasformazione digitale fissati al 2030. Guardando al quadro complessivo i maggiori progressi si registrano nella realizzazione dell’infrastruttura di connettività di base (il 5G copre oggi il 96,8 % delle famiglie), nell’adozione del cloud e di soluzioni di cybersecurity, nell’utilizzo di tecnologie di gestione dei dati e nello sviluppo software nelle imprese.
Spostando lo sguardo sulle competenze si scopre che oltre il 60% degli europei dispone almeno di competenze digitali di base, ma rimangono ampi margini di miglioramento: solo il 5% degli occupati ha competenze Ict (l’obiettivo è raggiungere il 10% al 2030), le donne sono meno del 20% degli specialisti impiegati (dato fermo al 2024), marcato è il ritardo delle Pmi nel trend di adozione delle principali tecnologie (cloud, cybersicurezza, gestione dati, sviluppo di software). Ci sono poi alcuni settori strategici in cui l’Europa è in ritardo: l’industria dei semiconduttori che copre solo il 9% del fabbisogno mondiale (contro un’aspettativa del 20% al 2030), la capacità di calcolo non sufficiente rispetto alla domanda, l’industria della cybersicurezza che non decolla.
Decennio digitale 2026, la situazione italiana
Secondo il report europeo l’Italia non è messa così male, con il 26,5% dei finanziamenti del Pnrr destinato alle politiche digitali e 6,1 miliardi di euro di finanziamenti della politica di coesione destinati ad azioni volte a far progredire la trasformazione digitale dell’Italia. Una combinazione che ha permesso al nostro Paese di superare la media europea su alcuni indicatori che riguardano, per esempio, la copertura del 5G al 99,8%, la digitalizzazione di base delle Pmi (dal 60,7% al 79,5%), l’adozione del cloud (dal 55,1% al 68,1%) e della data analytics (dal 26,2% al 42,7%). Tutto ciò nonostante permangano debolezze strutturali interne evidenti, tra cui la scarsa copertura Fttp (Fiber to the Premises) nelle aree rurali che rischia di ampliare le disuguaglianze digitali e di ostacolare lo sviluppo spinto delle Pmi.
Secondo il Decennio Digitale 2026 l’Italia ha lavorato sui 14 obiettivi nazionali, il 79% dei quali è allineato agli obiettivi UE per il 2030. Il Paese sta monitorando i progressi, con il 92% degli obiettivi considerati in linea e, secondo la tabella di marcia nazionale, entro la fine del 2026, l’88% delle misure giungerà a termine. Questo nonostante il livello limitato di adozione dell’IA nelle imprese. In tal senso, l’Europa giudica validi strumenti per accelerare l’adozione di IA la Strategia italiana per le tecnologie quantistiche messa a punto nel 2025 e la Strategia italiana per l’intelligenza artificiale 2024-2026, in linea con l’AI Act europeo, oltre al rafforzamento della cybersicurezza e l’alfabetizzazione digitale pubblica.
Se si guarda ai risultati raggiunti nel 2025, si nota come l’Italia abbia portato avanti il piano di migrazione dei servizi pubblici verso infrastrutture cloud qualificate e abbia conseguito una solida presenza nei servizi pubblici per i cittadini (identità digitale, IT Wallet, Fascicolo sanitario elettronico con accesso ai dati sanitari elettronici dell’89,9%).
Le raccomandazioni europee
Rispetto alla tre edizioni precedenti, il Decennio Digitale 2026 introduce la definizione di una strategia data dall’urgenza di agevolare l’accesso degli stati a nuovi finanziamenti pluriennali, ora che il NextGenerationEU si sta concludendo.
Per quanto riguarda l’Italia il report sottolinea in primis la necessità di sviluppare ulteriormente la connettività: colmare il divario di copertura Fttp nelle aree rurali e nelle isole, favorire investimenti pubblici in reti fisse e mobili, sostenere l’adozione della fibra e lo spegnimento delle reti in rame, promuovendo la diffusione delle reti 5G SA (standalone) anche con casi d’uso avanzati.
Un altro elemento su cui l’Europa invita a concentrarsi è la formazione di specialisti Ict e la crescita delle competenze digitali di base: il report suggerisce di lavorare sull’inclusione digitale di chi non ha istruzione, delle donne, sull’upskilling e reskilling in ambiti privato e pubblico, soprattutto nei settori strategici.
Particolare attenzione, infine, gli Stati dovranno riservarla all’adozione dell’IA nelle imprese, al rafforzamento dell’ecosistema quantistico italiano e al consolidamento del settore dei semiconduttori.

