Nuove linee guida europee per la mobilità sostenibile
L’Europa ha pubblicato la terza edizione delle linee guida europee per la redazione dei Pums (Piani urbani della mobilità sostenibile), strumenti strategici grazie a cui le città pianificano la mobilità guardando alla qualità della vita, non solo al traffico.
Linee guida europee sui Pums: che cosa prevedono
Tra le novità introdotte con la terza edizione delle linee guida europee sui Pums, ci sono le lezioni apprese dalle esperienze delle città europee, che si sono focalizzate sulle esigenze delle persone più fragili (bambini, anziani, disabili) e sulla logistica urbana. Su quest’ultimo punto vengono citate Madrid e Padova che hanno incluso la distribuzione delle merci dentro il Pums, pianificando zone a basse emissioni, micro-hub e flotte a zero emissioni.
Altra novità è l’uso dei dati perché, per rendere il Pums uno strumento dinamico, oltre a una fotografia iniziale della mobilità, serve un sistema continuo di monitoraggio, basato su indicatori chiari. Madrid, per esempio, con il piano “Madrid 360”, ha sviluppato una dashboard pubblica per monitorare indicatori su traffico, qualità dell’aria e sicurezza, permettendo di correggere le politiche in corso d’opera.
La partecipazione segue la stessa logica: il coinvolgimento di cittadini e stakeholder serve prima a individuare i problemi reali e poi a capire se le soluzioni funzionano. A Nantes, per esempio, la revisione del piano è partita da indagini su oltre 20mila cittadini e dal coinvolgimento di esperti.
Focus sull’operatività
Dal punto di vista operativo, le linee guida insistono sulla necessità di dare una priorità alle misure. In molti casi, infatti, i Pums si sono tradotti in elenchi di interventi, senza una reale priorità. Il nuovo approccio chiede invece di selezionare le misure in base a criteri espliciti, come impatti, costi e fattibilità, e di costruire pacchetti coerenti nel tempo. A ciò si accompagna una chiara indicazione al rafforzamento del coordinamento tra i vari uffici che, se scarso, può costituire un ostacolo difficile da affrontare. Un buon esempio in tal senso arriva da Edimburgo, che ha creato team interdipartimentali che hanno permesso di facilitare l’integrazione tra mobilità, urbanistica e politiche ambientali.
Non meno importante è il collegamento con i finanziamenti, poiché il PUMS diventa sempre più una condizione abilitante per accedere a fondi europei e nazionali e deve quindi essere coerente con altri strumenti di pianificazione, come i piani clima ed energia.

