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Le smart city dopo il Pnrr

Un comune su cinque non sa che cosa farà dopo la fine del Pnrr
13 Maggio 2026 |
Giulia Galliano Sacchetto

Il mercato italiano delle smart city vale più di un miliardo di euro, ma rimane legato a doppio filo al Pnrr. Tanto che un Comune su cinque non sa ancora che cosa farà quando i fondi termineranno. E in assenza di pianificazione, il rischio concreto è l’interruzione dei progetti avviati e la perdita del valore delle infrastrutture digitali già realizzate. Dall’altro lato, c’è un 85% di amministrazioni locali che, in vista della fine del Pnrr, prevede di orientarsi verso nuovi bandi regionali, nazionali o europei. Il 49%, infine, prevede un maggiore utilizzo delle risorse interne. È quanto rivela la ricerca 2025 dell’Osservatorio Smart City del Politecnico di Milano, che fotografa un sistema in trasformazione: comuni alle prese con carenze strutturali, adozione dell’intelligenza artificiale marginale e modelli cooperativi che non decollano.

Smart city post Pnrr: quale futuro?

Tra il 2023 e il 2025 ben il 76% dei comuni ha utilizzato i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per iniziative di Smart City – quota che sale all’84% per gli enti con meno di 5mila abitanti. Le due aree di investimento principali sono state la mobilità intelligente, con circa 220 milioni di euro, e l’illuminazione pubblica, con circa 200 milioni. I settori in crescita più sostenuta sono lo Smart Government (85 milioni, +13%), il monitoraggio ambientale e del territorio (circa 120 milioni, +10%) e la sicurezza e sorveglianza (102 milioni, +7%). Scelte che variano in base alla dimensione degli enti: nelle grandi città prevalgono mobilità e monitoraggio ambientale; i comuni più piccoli tendono a investire sulle Comunità Energetiche Rinnovabili.

I numeri, anche se buoni, non risolvono però alcune criticità di fondo. Il 67% dei comuni ravvisa nella mancanza di personale l’ostacolo principale all’innovazione; per il 52%, invece, il maggiore problema è la scarsità di risorse economiche; per il 51% il deficit di competenze tecniche. E sono tutti limiti strutturali che, dunque, non possono esser risolti da bandi nel breve periodo, ma necessitano di interventi decisi e pensati nel medio-lungo termine.

Intelligenza artificiale e smart land

Nel triennio 2023-2025, l’Osservatorio ha censito 821 progetti di intelligenza artificiale nel settore pubblico a livello globale. In Italia, invece, l’adozione è ancora molto contenuta: solo il 7% dei comuni utilizza già strumenti di intelligenza artificiale. Le prospettive di crescita, però, superano quelle di qualsiasi altra tecnologia monitorata: il 18% dei comuni vuole adottarla nel 2026, il 34% dal 2027 in poi. Ma non bisogna perdere di vista l’impatto ambientale dei data center che servono per alimentare l’IA, in termini soprattutto di consumo di suolo e di acqua.

Una possibile soluzione, individuata dalla ricerca, al problema della scarsità di risorse che si presenterà dopo la fine del Pnrr, sono le smart land, ossia territori coesi che condividono standard e infrastrutture tra comuni, imprese e associazioni locali. L’interesse per questo modello è consistente ma l’adozione effettiva è ancora marginale: oggi solo il 13% dei comuni partecipa attivamente a una smart land. Tra i comuni più piccoli pesano l’assenza di risorse e le difficoltà di coordinamento; tra i grandi centri, l’ostacolo principale è la realizzazione concreta di progetti intercomunali.

 


Giornalista professionista, con alle spalle esperienze in diversi campi, dalla carta stampata al web. Mi piace scrivere di tutto perché credo che le parole siano un’inesauribile fonte di magia.