Le smart city dopo il Pnrr
Il mercato italiano delle smart city vale più di un miliardo di euro, ma rimane legato a doppio filo al Pnrr. Tanto che un Comune su cinque non sa ancora che cosa farà quando i fondi termineranno. E in assenza di pianificazione, il rischio concreto è l’interruzione dei progetti avviati e la perdita del valore delle infrastrutture digitali già realizzate. Dall’altro lato, c’è un 85% di amministrazioni locali che, in vista della fine del Pnrr, prevede di orientarsi verso nuovi bandi regionali, nazionali o europei. Il 49%, infine, prevede un maggiore utilizzo delle risorse interne. È quanto rivela la ricerca 2025 dell’Osservatorio Smart City del Politecnico di Milano, che fotografa un sistema in trasformazione: comuni alle prese con carenze strutturali, adozione dell’intelligenza artificiale marginale e modelli cooperativi che non decollano.
Smart city post Pnrr: quale futuro?
Tra il 2023 e il 2025 ben il 76% dei comuni ha utilizzato i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per iniziative di Smart City – quota che sale all’84% per gli enti con meno di 5mila abitanti. Le due aree di investimento principali sono state la mobilità intelligente, con circa 220 milioni di euro, e l’illuminazione pubblica, con circa 200 milioni. I settori in crescita più sostenuta sono lo Smart Government (85 milioni, +13%), il monitoraggio ambientale e del territorio (circa 120 milioni, +10%) e la sicurezza e sorveglianza (102 milioni, +7%). Scelte che variano in base alla dimensione degli enti: nelle grandi città prevalgono mobilità e monitoraggio ambientale; i comuni più piccoli tendono a investire sulle Comunità Energetiche Rinnovabili.
I numeri, anche se buoni, non risolvono però alcune criticità di fondo. Il 67% dei comuni ravvisa nella mancanza di personale l’ostacolo principale all’innovazione; per il 52%, invece, il maggiore problema è la scarsità di risorse economiche; per il 51% il deficit di competenze tecniche. E sono tutti limiti strutturali che, dunque, non possono esser risolti da bandi nel breve periodo, ma necessitano di interventi decisi e pensati nel medio-lungo termine.
Intelligenza artificiale e smart land
Nel triennio 2023-2025, l’Osservatorio ha censito 821 progetti di intelligenza artificiale nel settore pubblico a livello globale. In Italia, invece, l’adozione è ancora molto contenuta: solo il 7% dei comuni utilizza già strumenti di intelligenza artificiale. Le prospettive di crescita, però, superano quelle di qualsiasi altra tecnologia monitorata: il 18% dei comuni vuole adottarla nel 2026, il 34% dal 2027 in poi. Ma non bisogna perdere di vista l’impatto ambientale dei data center che servono per alimentare l’IA, in termini soprattutto di consumo di suolo e di acqua.
Una possibile soluzione, individuata dalla ricerca, al problema della scarsità di risorse che si presenterà dopo la fine del Pnrr, sono le smart land, ossia territori coesi che condividono standard e infrastrutture tra comuni, imprese e associazioni locali. L’interesse per questo modello è consistente ma l’adozione effettiva è ancora marginale: oggi solo il 13% dei comuni partecipa attivamente a una smart land. Tra i comuni più piccoli pesano l’assenza di risorse e le difficoltà di coordinamento; tra i grandi centri, l’ostacolo principale è la realizzazione concreta di progetti intercomunali.
Giulia Galliano Sacchetto
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