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L’impatto dell’intelligenza artificiale sulla povertà educativa

Il rapporto OpenPolis che evidenzia opportunità e rischi àòèp
Signpost - a cyber AI hand shows the business woman with binoculars where to look. Find information with the help of artificial intelligence.
11 Settembre 2026 |
Giulia Galliano Sacchetto

L’IA è ormai una realtà consolidata anche nel sistema educativo, ma rimangono dubbi e perplessità riguardo il suo corretto utilizzo. Proprio per questo Openpolis, insieme all’impresa sociale Con i Bambini, ha prodotto un rapporto che analizza il possibile impatto dell’intelligenza artificiale sulla povertà educativa, in cui si analizza come l’accesso disomogeneo a queste tecnologie rischia di innestarsi sulle disuguaglianze educative e territoriali del nostro paese, amplificandole.

Intelligenza artificiale e povertà educativa:la situazione in Italia

Secondo i dati Eurostat sempre più giovani, tra i 16 e i 19 anni, utilizzano l’IA, ma l’Italia rimane indietro: è, infatti, terzultima nella graduatoria europea. Oltre a misurare quanto l’intelligenza artificiale generativa sia diffusa tra i più giovani, è importante anche comprendere per quali finalità venga utilizzata. In tal senso, secondo i dati Eurostat, in Europa, la finalità principale, sempre tra i 16enni-19enni, è quella scolastica.

Un altro elemento importante da analizzare è capire le motivazioni che spingono una parte degli adolescenti a non fare uso dell’Ia: si tratta di un aspetto particolarmente rilevante dal punto di vista delle politiche pubbliche per capire quali possano essere le eventuali criticità.

I dati Eurostat mostrano che, tra i giovani italiani di età compresa tra i 16 e i 19 anni che non hanno utilizzato strumenti di intelligenza artificiale generativa nei tre mesi precedenti l’indagine, la motivazione di gran lunga più frequente è la percezione di non averne bisogno.

Molto più contenuta invece la percentuale di chi afferma di non aver mai utilizzato questi strumenti perché non ne conosceva l’esistenza. In Italia si tratta del 3% dei giovani, un dato inferiore alla media europea (4,4%). Questo suggerisce che la scarsa diffusione dell’intelligenza artificiale tra gli adolescenti italiani non sia riconducibile principalmente a un problema di mancata conoscenza. Merita invece particolare attenzione un altro dato. L’8,6% dei giovani italiani che non utilizzano l’intelligenza artificiale dichiara infatti di non sapere come usarla. Si tratta di una quota superiore alla media dell’Unione europea (7,3%) e che richiama direttamente il tema delle competenze digitali.

Secondo il rapporto, diventa quindi fondamentale per le scuole intraprendere programmi ed iniziative che accompagni tutti gli studenti verso un uso consapevole dell’IA. Perché altrimenti il rischio è che uno strumento con molto potenziale si trasformi in un’ulteriore arma di discriminazione.


Giornalista professionista, con alle spalle esperienze in diversi campi, dalla carta stampata al web. Mi piace scrivere di tutto perché credo che le parole siano un’inesauribile fonte di magia.

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