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Ztl, primato italiano in Europa

Uno studio dell’Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School evidenzia l’assenza di regia nazionale e propone regole uniformi
15 Giugno 2026 |
Giulia Galliano Sacchetto

Le Ztl sono uno degli strumenti più utilizzati per regolare la mobilità urbana, con l’intento di ridurre gli accessi delle auto nei centri urbani e il conseguente inquinamento. E piacciono molto in Italia: uno studio condotto dall’Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School, infatti, evidenzia come il nostro sia il paese europeo con il maggior numero di Zone a traffico limitato, concentrando oltre la metà delle limitazioni alla circolazione registrate nell’intero Continente. Una situazione che scaturisce soprattutto da decisioni prese a livello locale, senza un chiaro indirizzo nazionale.

Ztl, servono uniformità e politiche di accompagnamento

Più nel dettaglio, su circa 500 Ztl attive nel continente, ben 446 si trovano nel territorio italiano. Strumenti concepiti prevalentemente per tutelare i centri storici e il patrimonio urbano, ma che spesso non incidono direttamente sulla qualità dell’aria poiché non tengono conto delle caratteristiche emissive dei veicoli. Diverso è il caso delle cosiddette Low emission zone (Lez), pensate per ridurre l’inquinamento con restrizioni basate sulle tecnologie di trazione. In Europa se ne contano 338, ma l’Italia è solo quinta con 37 Lez e presenta, anche in questo caso, un sistema fortemente disomogeneo per l’assenza di standard nazionali.

Spagna e Francia, che guidano la classifica delle Lez rispettivamente con 82 e 63, adottano sistemi centralizzati con bollini ambientali e segnaletica uniforme, e la Germania, che conta 57 Lez, garantisce standard tecnici comuni a livello federale; in Italia, invece, manca un’infrastruttura regolatoria unitaria. In tal senso, l’analisi dell’Osservatorio sottolinea la necessità di introdurre criteri omogenei per le Lez. Anche perché numerosi studi internazionali confermano l’efficacia di queste regolazion che, nella maggior parte dei casi, producono una riduzione delle emissioni e del traffico, un miglioramento dell’aria e un incremento del valore immobiliare. Anche i dati su pedonalizzazioni e Zone 30 smentiscono i luoghi comuni, dimostrando che la riduzione della velocità non penalizza il commercio locale, ma aumenta l’attrattività e la vivibilità.

Tuttavia, lo studio mette anche in evidenza alcuni possibili effetti sociali: le restrizioni rischiano di generare nuove disuguaglianze, penalizzando le fasce di popolazione più esposte alla svalutazione dei veicoli datati e con minore capacità di sostituirli. Per questo, come insegnano i casi di successo, le politiche ambientali vanno accompagnate da misure compensative, come incentivi al rinnovo del parco auto e il rafforzamento del trasporto pubblico.


Giornalista professionista, con alle spalle esperienze in diversi campi, dalla carta stampata al web. Mi piace scrivere di tutto perché credo che le parole siano un’inesauribile fonte di magia.