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La smart mobility italiana più privata che pubblica

Il 32% degli italiani utilizza le funzioni digitali e smart per l’auto privata e non per i mezzi pubblici
7 Ottobre 2026 |
Giulia Galliano Sacchetto

A parole la smart mobility è qualcosa di ormai collaudato nella vita delle persone. Ma i dati della Fondazione per la sostenibilità digitale rivelano un forte divario tra le dichiarazioni d’intento e i comportamenti reali degli italiani. I dati dell’Osservatorio, sviluppato in collaborazione con l’Istituto di studi politici San Pio V, Confcommercio e Adiconsum, evidenziano, infatti, come la tecnologia nel nostro Paese sia quasi esclusivamente al servizio del trasporto privato.

Le contraddizioni e i divari della smart mobility italiana

Dall’analisi dei dati della Fondazione emerge che il 32% dei consumatori utilizza regolarmente i navigatori satellitari per spostarsi in auto, mentre le applicazioni dedicate alla mobilità alternativa, come il car sharing, il carpooling o le piattaforme per l’acquisto dei biglietti dei mezzi pubblici, vengono usate da minoranze che variano tra il 4 e il 7% della popolazione. Uno scenario figlio anche di profonde disuguaglianze geografiche e generazionali: infatti nei piccoli centri e tra le persone anziane i servizi digitali di smart mobility sono sostanzialmente inesistenti.

Per quello che riguarda i piccoli centri i dati mostrano che nei comuni con meno di tremila abitanti, circa la metà di essi ignora persino l’esistenza delle app per la mobilità integrata o per la biglietteria digitale: una barriera cognitiva che, prima ancora di ostacolarne l’uso, ne azzera la domanda sul mercato. Sul fronte anagrafico, invece, è la fascia di cittadini over 65 ad essere quasi totalmente esclusa dalla mobilità smart: infatti, oltre il 70% non conosce le piattaforme per il trasporto pubblico e nessuno degli intervistati in questa fascia utilizza regolarmente servizi per la mobilità elettrica o dolce, al contrario degli under 34.

La resistenza al cambiamento si riscontra anche nel tessuto produttivo delle microimprese, dove l’auto o il furgone di proprietà restano gli unici mezzi considerati. Più della metà dei piccoli imprenditori dichiara di non conoscere i servizi di condivisione di veicoli e biciclette, né le piattaforme nate per mappare le colonnine di ricarica elettrica. Al contrario, l’adozione regolare di questi strumenti si attesta su una quota marginale compresa tra l’1 e il 2%.

Dalla ricerca emerge, infine, una diffusa confusione culturale sul tema dell’elettrificazione: più della metà del campione considerato, infatti, esprime pareri contraddittori, sostenendo contemporaneamente che gli Ev riducano l’impatto ambientale ma che, allo stesso tempo, inquinino quanto i modelli Ice. Un dato che mette in chiaro quanto lavoro ci sia ancora da fare per far diventare l’elettrico un’alternativa forte all’auto termica.


Giornalista professionista, con alle spalle esperienze in diversi campi, dalla carta stampata al web. Mi piace scrivere di tutto perché credo che le parole siano un’inesauribile fonte di magia.