Trasformazione digitale della sanità italiana, a che punto siamo
Come sta procedendo la trasformazione digitale della sanità italiana? E come influirà su di essa la chiusura del Pnrr? Sono alcune domande a cui cerca di rispondere lo studio di Aisis (Associazione italiana sistemi informativi in sanità) e Tig (The Innovation Group e Cergas Sda Università Bocconi).
Trasformazione digitale della sanità italiana: quanto influirà fine del Pnrr
Secondo la ricerca, c’è un dato che conferma come il 2026 sia un anno chiave per la sanità: il 61% del campione, costituito da un campione di responsabili dei sistemi informazioni di aziende ed enti sanitari in Italia, dichiara che meno del 30% del budget investito in sanità digitale grazie al Pnrr si inserisce in progetti che prevedono un orizzonte pluriennale, oltre il 2026.
Parallelamente, rispetto allo scorso anno cambia anche la composizione della spesa: la componente Capex (spesa in conto capitale) si contrae, a fronte di una crescita della spesa operativa e dei running cost, che arrivano al 71% della spesa complessiva dei rispondenti. Un altro dato che, secondo gli autori della ricerca, può essere letto come un effetto della ormai prossima fine del Pnrr: cala la componente di investimenti e si rafforza quella operativa, di gestione giornaliera degli investimenti fatti, osservano gli esperti.
Un altro aspetto sottolineato nello studio sono i nuovi orizzonti di lavoro che la conclusione della stagione Pnrr e il consolidamento delle architetture digitali porteranno. Emerge, infatti, la sempre più importante questione dei dati e del loro utilizzo con nuove figure ricercate, come data manager, data steward o data officer.
Allo stesso tempo, l’orizzonte post-Pnrr guarda verso altre tecnologie che possono andare a valorizzare e a capitalizzare quanto costruito fino ad ora. Anche in questo ambito, però, emerge un panorama ancora acerbo e poco variegato, con la conseguente necessità di definire nuove figure professionali. Tra le tecnologie innovative, escludendo l’IA generativa, ce ne sono due che prevalgono tra i partecipanti allo studio: l’82% dei rispondenti dichiara di aver già adottato (o prevede di farlo nel breve periodo) tecnologie di digital pathology, mentre il 52% piattaforme IoT; altri ambiti come l’Ar/Vr, i digital twin e le digital therapeutics risultano invece ambiti ancora poco esplorati, da meno di un quarto degli intervistati.
Giulia Galliano Sacchetto
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