Volendo giocare con le parole si potrebbe dire che il sistema salute dell’Italia non è per niente in salute. Ma non c’è molto da scherzare. L’ultimo rapporto dell’Osservatorio Salute, Benessere e Resilienza, infatti, parla chiaro: l’Indice di vicinanza della salute è al minimo storico. Si tratta di un indicatore valuta il sistema salute mettendo insieme tre macrocontesti: individuo e relazioni sociali, sistema organizzativo sanitario, luoghi di vita e ambiente. A loro volta, ciascuno dei tre ambiti è analizzato attraverso una serie di indicatori che misurano l’accesso alla salute, la qualità dei servizi e l’impatto delle condizioni ambientali e sociali sul benessere della popolazione. Dunque, il fatto che l’Indice sia ai minimi storici non è un bel segnale.
Tra le principali criticità lo studio segnala un peggioramento degli indicatori legati alla prevenzione, alla salute mentale e alla coesione sociale, con un impatto significativo sulla qualità della vita dei cittadini. L’analisi dei dati conferma la necessità di un ripensamento strutturale delle politiche sanitarie, per garantire un sistema più equo ed efficace. Un cambiamento che non può prescindere da un approccio più ampio e interconnesso, in linea con i principi One Health (un modello sanitario basato sull’integrazione di discipline diverse) e Health in all Policies (l’attenzione alla salute deve essere presente in tutte le politiche e iniziative pubbliche).
Solo così, infatti si potrà rispondere efficacemente alle criticità sopra menzionate. In effetti, secondo il rapporto, salute mentale, assistenza sanitaria e qualità dell’ambiente emergono come le aree più critiche. E il sistema sanitario fatica a rispondere anche perché l’accesso ai servizi è sempre più complesso, i divari territoriali e la popolazione invecchia velocemente ponendo al sistema sanitario sfide sempre diverse.
Idealmente il digitale dovrebbe risolvere molti dei problemi che affliggono attualmente il sistema salute dell’Italia. Ma in pratica si procede a rilento, con una difficoltà cronica nell’integrare la sanità pubblica con il digitale. Tanto per fare un esempio, lo sviluppo dei servizi di telemedicina è ancora limitato. Inoltre, il report registra una diffusa carenza di infrastrutture tecnologiche adeguate e le competenze digitali di base sono ancora sotto la media europea.
Elementi che vanno così a peggiorare un quadro già complicato, incidendo sul divario territoriale, sul numero di persone che rinunciano alle cure, ma anche su tutti quegli individui che rinunciano agli screening di prevenzione. Per non parlare dell’accessibilità, che in teoria dovrebbe essere facilitata dai nuovi strumenti, che però troppo spesso cozzano contro la poco dimestichezza dei pazienti ad utilizzarli.
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