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Smart mobility, in Italia ci si sposterà meno ma meglio

Negli ultimi dieci anni il numero degli spostamenti è calato
9 Marzo 2026 |
Giulia Galliano Sacchetto

Anche se l’Italia rimane un paese autocentrico (684 auto ogni 1.000 abitanti, contro una media UE di 560) c’è un dato che non può essere ignorato in ottica di smart mobility. Negli ultimi dieci anni gli spostamenti quotidiani sono calati (-4,1%): lo rileva uno studio di Cieli (Centro Italiano di Eccellenza sui Trasporti, la Logistica e le Infrastrutture).

Invecchiamento e smart mobility

Il calo degli spostamenti si spiega in parte con l’avvento dello smart working, ma anche con l’invecchiamento della popolazione. Al 2050, anno chiave per tanti obiettivi legati alla sostenibilità, sarà un Paese con meno abitanti (circa 5-8 milioni in meno) e molti più anziani. Ed è qui che la smart mobility si intreccia con la mobility justice, ovvero il diritto di una persona anziana di andare a fare la spesa senza rischiare la vita su un attraversamento pedonale o di un ragazzo di pedalare verso scuola senza essere sfiorato da un Suv.

Ecco perché serve pensare le città non più in funzione delle auto, ma in funzione della logica dei “15 minuti”, rendendo i servizi essenziali raggiungibili a piedi o in bicicletta. E non si tratta di un capriccio di qualche ambientalista da salotto, ma di una necessità sottolineata anche dal mondo scientifico. Una popolazione anziana, per rimanere in salute, ha bisogno di smart mobility e mobilità dolce, di marciapiedi larghi e piazze libere dalle auto e micromobilità elettrica. La bicicletta, in questo scenario, smette di essere uno sport e diventa quasi un farmaco, più economico ed efficace per la sanità pubblica, che nel 2050 assorbirà quasi il 10% del Pil.

Non si deve dimenticare il concetto di MaaS, che sarà indispensabile applicare, oltre che alle grandi città, ai piccoli borghi. Anche la logistica dovrà adattarsi, perché se l’e-commerce continuerà ad aumentare, non sarà possibile assecondare tutte le richieste invadendo i centri urbani con furgoni a diesel. E allora ecco che le cargo bike possono costituire una valida alternativa, con diverse sperimentazioni già in corso.

Tutto ciò è ben riassunto nelle conclusioni della ricerca: “Dove le persone si muovono facilmente, in modo sicuro e sostenibile, è più probabile che vivano meglio”. E se davvero la salute è la cosa più importante è tempo di dimostrarlo, con scelte politiche forti e chiare.

 


Giornalista professionista, con alle spalle esperienze in diversi campi, dalla carta stampata al web. Mi piace scrivere di tutto perché credo che le parole siano un’inesauribile fonte di magia.

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